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Cellule staminali: ovvero, il corpo che ripara se stesso

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A chiunque sarà capitato, almeno una volta nella vita, di sentir dire che “le soluzioni ai nostri problemi sono tutte dentro di noi”. Questa frase, per certi versi criptica e di certo filosofica, sembra, oggi, più vera che mai, specie nel campo dell’ortopedia che, grazie alle cellule staminali sta scoprendo quanto potente sia la capacità dell’organismo di auto-ripararsi.

Ce ne parla il dott. Maurizio Magnani, Direttore Sanitario Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Fisiochinesiterapia ortopedica.

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Dott. Maurizio Magnani
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Cellule staminali mesenchimali: il presente della medicina rigenerativa
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Le cellule staminali mesenchimali (MSC) sono utilizzate già da alcuni anni nel trattamento dell’artrosi dell’anca e del ginocchio, sebbene talvolta solo come semplici coadiuvanti.
Tuttavia, oggi, le terapie con cellule staminali mesenchimali vedono allargarsi il loro campo d’impiego a molte altre patologie, quali:
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  • pseudoartrosi, ovvero esiti di frattura che non si salda
  • osteonecrosi della testa del femore, ovvero morte del tessuto osseo a causa di mancato o insufficiente afflusso di sangue
  • revisioni protesiche, cioè gli interventi di rimozione e reimpianto di protesi
  • cisti ossee
  • artrodesi, ovvero intervento di fusione di elementi ossei che compongono un’articolazione
  • osteotomie, cioè l’intervento ortopedico volto a accorciare, allungare o modificare l’allineamento di un osso
  • trattamento dei difetti condrali e osteocondrali (lesioni cartilaginee)
  • ricostruzioni tendinee
  • lesioni muscolari
  • trapianti di tessuto, anche nel caso di legamento crociato anteriore (LCA)
  • ernia del disco

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Alla base del largo impiego delle cellule mesenchimali vi è il loro grande potere rigenerativo.

Per loro natura indifferenziate e immature, le MSC, grazie a una sorta di meccanismo di intelligenza biologica, hanno la capacità di specializzarsi, trasformandosi nello stesso tipo di cellule con le quali entrano in contatto dopo l’infiltrazione.

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Dalla A alla Z, tutti gli ambiti di impiego delle MSC

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Nella pratica, le MSC vengono utilizzate in genere quando altre terapie non danno risultati soddisfacenti, o per migliorare la qualità e lo stato di salute di articolazioni malate. Il loro impiego è molteplice:

nel ginocchio, si usa effettuare una infiltrazione di MSC per rimodulare le cellule cartilaginee sane e favorire la formazione di nuovo tessuto connettivo. In questo modo, nei pazienti più giovani, la terapia con MSC cura i danni cartilaginei tipici dei traumi da attività sportiva, ad esempio, mentre negli anziani con artrosi può ritardare il momento dell’impianto di una protesi.

nell’anca, l’effetto curativo è analogo a quello nel ginocchio perché l’infiltrazione di MSC induce un miglioramento del tessuto cartilagineo.

nella spalla, soprattutto dopo gli interventi per lesioni della cuffia dei rotatori, l’infiltrazione di cellule staminali mesenchimali anche durante l’intervento, favorisce la cicatrizzazione dei tessuti accelerando il processo di guarigione.

Nell’ernia del disco o nelle protrusioni discali, ove l’ernia non sia già espulsa, un’infiltrazione eco-guidata di MSC favorisce il rinsaldamento dell’anello cartilagineo del disco intervertebrale contribuendo ad allentare la compressione delle radici nervose, causa di dolore. Il risultato è un miglioramento dei sintomi, della salute del disco e della qualità di vita del paziente. «Questa modalità di terapia, seppur relativamente recente – aggiunge il dottor Magnani – dà risultati più rapidi rispetto ai a trattamenti con ossigeno e ozono. Nel 20% dei casi, infatti, nella mia esperienza clinica ho riscontrato un attenuamento del dolore già dopo 5-7 giorni, anche in pazienti con molto dolore».

nella pseudoartrosi o, più in generale, in tutte le situazioni in cui, dopo un trauma con frattura, la guarigione e il rinsaldamento dell’osso non è soddisfacente, le MSC favoriscono il processo riparativo (callo osseo). «I risultati, in questi trattamenti, sono stati molto incoraggianti – continua l’ortopedico –, e nei 60 casi da me trattati dal 2014 al 2017, ben 53 si sono risolti positivamente».

nei trapianti di tessuto, ad esempio nelle lesioni del legamento crociato anteriore, l’infiltrazione di cellule staminali rende il decorso post operatorio più rapido.

«L’unica limitazione – sottolinea il dottor Magnani – è legato all’età del paziente. Negli anziani, infatti, l’effetto delle cellule staminali è decisamente minore rispetto ai pazienti più giovani».

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Cellule staminali: da dove vengono?
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Le cellule staminali mesenchimali sono normalmente presenti nel:
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● tessuto adiposo (grasso, specie di pancia o glutei)
● sangue periferico
● midollo osseo (non spinale)
● cordone ombelicale
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Il loro reperimento avviene solitamente con il prelievo del tessuto adiposo da pancia o glutei usando una cannula da liposuzione. In caso di pazienti molto magri, in genere atleti, le cellule mesenchimali possono essere prelevate dal midollo osseo da tibia o cresta iliaca.
In genere, però, la liposuzione è il metodo preferito perchè nel grasso corporeo, il numero di MSC è molto più alto che non nel tessuto midollare, dove la quantità di cellule ematopoietiche destinate a rigenerare il sangue è di molto superiore a quelle staminali.

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Dal grasso all’infiltrazione: cosa accade?
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A seconda che si prelevi grasso corporeo o midollo osseo, la lavorazione è differente:
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1. nel caso di tessuto adiposo, la separazione delle cellule staminali avviene per microframmentazione. È un procedimento meccanico di lavaggio e filtrazione, non traumatico per le MSC che preservano, dopo il trattamento, un alto potere rigenerativo.
2. nel caso di midollo osseo, la separazione delle cellule staminali da quelle ematopoietiche si ottiene con centrifuga del materiale prelevato.
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Una volta ottenuto il quantitativo di MSC sufficiente all’intervento rigenerativo, si procede con l’infiltrazione nelle zone da trattare.
«Le potenzialità delle cellule staminali mesenchimali sono davvero molte – dice il dottor Magnani -. Ulteriori nuovi campi d’impiego sono allo studio di diverse equipe di ricercatori nel mondo e non escludo che, nei prossimi anni, le applicazioni terapeutiche possano estendersi anche a trattamenti non ortopedici».

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